Asilo nido per cani a Firenze

Amore, servizi, alimenti ed accessori

Cari Lettori, oggi Ruben ed io desideriamo parlarVi di un aspetto della vita di relazione con i nostri amici a quattro zampe, ovvero della responsabilità dei danni cagionati da animali.
Ebbene, l'art. 2052 Codice Civile espressamente sancisce la responsabilità del proprietario per i danni cagionati a terzi dal suo animale, tanto nel caso in cui il medesimo è sotto custodia, quanto nell'ipotesi in cui sia stato smarrito o fuggito, salvo provare il caso fortuito.
La responsabilità delineata dalla disposizione dettata all'art. 2052 Cod. Civ. ha natura oggettiva, ovvero si configura per la mera relazione di fatto intercorrente tra il proprietario e l'animale, nonché dal nesso causale sussistente tra il comportamento di quest'ultimo  e l'evento dannoso.
Tuttavia se è vero che la prova spetta a chi ha subito il danno, è altrettanto realistico ritenere che qualora intervenga un evento, imprevedibile ed eccezionale (caso fortuito), detta presunzione di responsabilità viene esclusa.
Preso atto della disposizione normativa richiamata, ritengo utile ed opportuno assicurare il proprio amico per tutelare ogni possibile eventualità.
Prima di mettersi il cappotto, Ruben ed io, Vi salutiamo ricordandoVi che: “Meticolosamente addestrato l'uomo può diventare il miglior amico del cane” (Ford).

Avv. Laura Cecchini

Carissimi Lettori, nell'articolo di oggi, Ruben ed io desideriamo parlarvi della questione, spesso fonte di liti condominiali e oggetto di infinite discussioni nei rapporti di vicinato, inerente l'abbaio dei cani o il meglio conosciuto BAU!

In proposito, per affrontare compiutamente l'argomento ho aperto il vocabolario e ho letto il significato del verbo “abbaiare” sul dizionario online del sito del quotidiano La Repubblica, ove testualmente si legge: “Del cane, emettere il verso proprio”.

E' pacifico, pertanto, che di per sé l'abbaio non è altro che la manifestazione vocale dell'essere cane e non certo un difetto o la necessaria origine di molestia.

Invero, la domanda che dobbiamo formulare è un'altra: quando ed in quale misura l'abbaio del cane arreca disturbo?

Sul punto, troviamo anche in Giurisprudenza, un caleidoscopio di sentenze , rappresentazione di diversi e molteplici casi concreti.

Ad ogni buon conto, è utile partire da un dato costante: il reiterato abbaiare del cane nelle ore notturne crea un indubbio inconveniente al riposo delle persone, motivo per cui il proprietario può incorrere nella contravvenzione prevista all'art. 659 del Codice Penale (arresto fino a tre mesi o ammenda fino a Euro 309,00).

Sotto il profilo civilistico, il cui riferimento normativo è l'art. 844 del Codice Civile, il parametro che assume rilievo è la tollerabilità che si commisura alla potenzialità cosiddetta diffusiva dell'abbaio.

Appare evidente, da quanto esposto, che non sempre l'abbaio può essere assunto come   molestia ma solo qualora assuma connotati tali o per l'orario (notturno) o per la frequenza e forza dell'abbaio da non essere oggettivamente sopportabili.

A conferma di dette argomentazioni, ritengo utile citarVi una sentenza della Suprema Corte di Cassazione, ove espressamente i Giudici di Legittimità hanno riconosciuto che “ Valutata la natura del cane non può essere coartata al punto da impedirgli del tutto di abbaiare e che episodi saltuari di disturbo da parte dell'animale possono e devono essere tollerati dai vicini in nome dei principi del vivere civile” (Cass. Civ. n.7856/2008).

Non si può non riconoscere la correttezza di detta pronuncia laddove, indirettamente,  afferma il diritto del cane ad esprimere e manifestare la sua natura.

E per concludere, il mio adorato Ruben vuole ricordarvi che: <Il cane è l'unico mammifero in grado di vivere realmente con noi, e non semplicemente accanto a noi> (Irenaus Eibl-Eibesfeldt).

Avv. Laura Cecchini

Carissimi Lettori, con l'arrivo dell'autunno torna la nostra rubrica “L'Avvocato di Bau” con importanti novità legislative tese a regolamentare, nel dettaglio, opportuni accorgimenti e adeguate misure per una serena e civile convivenza con i nostri amici a quattro zampe.
Ebbene, nel mese di agosto il Ministero della Salute ha emanato un'ordinanza (G.U. Serie generale n.209 del 06 settembre 2013) le cui norme sono finalizzate a responsabilizzare tutti i proprietari di cani.
A tal riguardo, in ossequio ed in aderenza alle previsioni già contenute nel Codice Civile, all'art. 1 comma 1, la suddetta ordinanza espressamente sancisce che “il proprietario di un cane è sempre responsabile del benessere, del controllo e della conduzione dell'animale e risponde, sia civilmente che penalmente, dei danni o lesioni a persone, animali o cose provocati dall'animale stesso”.  
E' indubbia la bontà della disposizione richiamata laddove vuole rammentare a chiunque decida di adottare un cane che tra i doveri primari e fondamentali vi è quello di curarsi del suo benessere in senso lato, compreso l'educazione alla vita di relazione con altri animali e persone.
In conseguenza, appare palese la necessità e l'utilità di codificare regole di comportamento per rendere effettivo il desiderio di condividere spazi e luoghi comuni con il nostro cane, come individuate all'art. 1 comma 3 e di seguito riportate in sintesi:
a) Guinzaglio a misura non superiore a 1,50 metri;
b) Portare con sé una museruola rigida o morbida;
c) affidare il cane a persone in grado di gestirlo correttamente;
d) assumere informazioni sulle caratteristiche fisiche ed etologiche del proprio cane;
e) assicurare che il cane abbia un comportamento adeguato alle specifiche esigenze di convivenza con persone e animali rispetto al contesto in cui vive.
A mio avviso la normativa citata rappresenta un momento di riflessione    e di doverosa presa di coscienza delle responsabilità, anche e soprattutto educative, che ci assumiamo quando accogliamo un cane nella nostra vita, nella consapevolezza che il rispetto verso il prossimo non deve mai venir meno.
E come sempre anche oggi, Ruben ed io, vi salutiamo con questo pensiero:
“Il nostro amore per gli animali si misura dai sacrifici che siamo disposti ad affrontare per loro”.
(Konrad Lorenz)


Avv. Laura Cecchini

 
"Salve, vorrei una consulenza da parte dell'avvocato per l'entrata dei cani negli esercizi pubblici.
Ho letto la legge n° 59 e il decreto n° 38/R, oltre che dalle news dell'avvocato anche sui siti ufficiali, ma andando in giro con la mia Maggie (Westy) ognuno fà come gli pare, avoglia a spiattellare la legge e dire che se vogliono limitazioni devono fare richiesta al Sindaco e mettere l'apposito divieto all'entrata (come c'è ai Gigli), "non sò nulla qui si fà così e col cane non entra" mi sento dire, soprattutto nei supermercati.
Chiedo dove posso scrivere al Comune o ai Vigili, se c'è una mail dove posso denunciare il singolo esercizio specifico che non rispetta la legge o mi impone di tenere il cane in braccio (MediaWorld) o metterlo nel trasportino (Coop Ponte a Greve).
Anche questo possono impormelo se mi consentono di entrare??
Il padrone deve stare attento che non disturbi e non sporchi ma sulla legge non lo vedo scritto COME può entrare il cane (come per es. è ben specificato per il trasporto con Trenitalia, obbligo del trasportino con misure dettagliate)...penso a chi ha un Labrador, mi parrebbe un pò difficoltoso tenerlo in braccio !!
 
Grazie per l'attenzione
Mariella"
 

Carisssima Mariella,

 

in risposta alla Sua e-mail e alle Sue comprensibili richieste sono a comunicarle quanto segue.

 

Per quanto concerne il centro commerciale "I Gigli", mio malgrado Le devo confermare che il divieto di ingresso i nostri amici a quattro zampe è legittimo in quanto è stata accolta l'istanza avanzata al Sindaco.

 

In ordine ai supermercati, trattandosi di luoghi con prevalenti generi alimentari esposti, viene sempre accolta la richiesta di vietare l'accesso ai cani.

 

Tanto premesso, per quanto riguarda esercizi commerciali quali bar, ristoranti (etc.), qualora non abbiamo presentato apposita istanza al Sindaco e, soprattutto, questa non sia stata accolta, nel caso di presenza del divieto all'ingresso può contattare i vigili sul momento i quali, verifcata l'assenza dei suddetti presupposti, potranno erogare una sanzione di Euro 168,00 al trasgressore oppure può recarsi all'ENPA di Firenze, con sede in Via Ricasoli n.73 e presentare esposto nei confornti di detto esercente.

 

A seguito dell'esposto saranno esperite le opportune indagini alle quali seguirà una sanzione amminstrativa.

 

Auspicando di aver essere stata esaustiva nel rispondere al suo quesito, resto a sua disposizione per ulteriori eventuali chiarimenti.

 

Avv. Laura Cecchini

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